Che il mio blog non godesse di buona salute lo si era intuito ormai da tempo, è un impegno che faccio fatica a riprendere, un giocattolo che ora come ora non mi diverte più.
Seguo la corrente dei pensieri, senza aspettative, forse un giorno riprenderò famelico a dar sfogo alla mia logorrea, forse prevarrà il silenzio di tutte queste ultime settimane, non lo so, ho smesso di pormi domande.
Ma se il blog tace, io dalla maratona di Treviso non ho certo smesso di correre: da allora mi son dato al trail con la partecipazione alla Traversata dei Colli Euganei, al notturno del Fornacione, all'ultima staffetta LUT...e a ben pensarci non mi va che quella che può essere l'ultima pagina del mio blog sia dedicata all'amarezza di una maratona finita male, quindi vorrei regalarvi/regalarmi la cronaca dell'ultima, magica corsa...
Seguo la corrente dei pensieri, senza aspettative, forse un giorno riprenderò famelico a dar sfogo alla mia logorrea, forse prevarrà il silenzio di tutte queste ultime settimane, non lo so, ho smesso di pormi domande.
Ma se il blog tace, io dalla maratona di Treviso non ho certo smesso di correre: da allora mi son dato al trail con la partecipazione alla Traversata dei Colli Euganei, al notturno del Fornacione, all'ultima staffetta LUT...e a ben pensarci non mi va che quella che può essere l'ultima pagina del mio blog sia dedicata all'amarezza di una maratona finita male, quindi vorrei regalarvi/regalarmi la cronaca dell'ultima, magica corsa...
Fatemi cominciare con un “Grazie Frà!!!”, perchè se oggi mi crogiolo nel ricordo di una tra le più magiche notti vissute, il merito/colpa è anche e soprattutto di Alberto: io sabato ci avrò messo anche le gambe, ma lui in queste settimane di preparazione mi è stato sempre accanto con tabelle personalizzate, consigli, incoraggiamenti ed una totale (e a mio avviso del tutto ingiustificata) fiducia nelle mie capacità. Mi ha spronato, cazziato, spaventato, incoraggiato, sopportato ed obbligato a pasteggiare per due mesi a “pane e collinari”, ma direi che tanta pazienza e perseveranza a qualcosa sono serviti! Lui, Teomat, Gaby, Alvin e tutti gli altri trailer che uniscono alle doti atletiche anche il dono di saper raccontare le corse sui monti mi hanno sempre fatto sognare ad occhi aperti, assaporando ogni loro riga scritta come se fosse la Favola della Buonanotte: ancora faccio fatica a rendermi conto che quella magnifica Fiaba ho iniziato pian piano a scriverla anch'io. 
C'erano una volta due amici che decisero un insano giorno (Andrea_Insane, ti pago un caffè per il copyright dell'aggettivo!) di iscriversi alla staffetta 2x45 della LUT, dando vita a quello che i posteri ricorderanno come il team “Dum spiro, spero” (e mai nome si rivelò più azzeccato).
Il pomeriggio del I° luglio, nell'ormai consueto parcheggio del Centro Commerciale di Verona Est, l'avventura ebbe inizio:
“Prendiamo la tua macchina Claudio. Hai il navigatore?” chiese un mumblico Fat.
“Tzè, non mi occorre il navigatore! Ho tutto memorizzato qui” rispose un ultrasicuro Sbarbi, dandosi ampie manate sulla fronte a sottolineare la perfetta padronanza della situazione.
I due OVVIAMENTE sbagliarono strada più volte, impiegando oltre 4 ore (delle 2 e mezza previste) per arrivare ad Auronzo...e se queste son le premesse, potete immaginare il resto!

Durante il viaggio il tempo è brutto, per tutta la notte Verona è stata scombussolata dai temporali ed anche ora fosche nubi addensano l'orizzonte, ma noi si ride e si scherza ed il tempo passa velocemente; passando per Longarone l'occhio non può non andare alla diga del Vajont, allo spaventoso pezzo mancante del monte Toc e ripensare con un po' di disagio a quella tragedia annunciata. La pioggia, il posto, un senso mai sopito di inadeguatezza mi incupiscono un po', ma la vista improvvisa di un arcobaleno riporta magicamente la serenità nella sbarbimobile:
“Buon segno!” mi dice il prode auriga e ne sono convinto anch'io.
Si arriva ad Auronzo, provvediamo al ritiro dei pettorali e delle formalità del controllo del materiale obbligatorio e ceniamo insieme ad Euge e ai suoi amici; mancano ancora qualche ora alla partenza ed ingannare il tempo stemperando la tensione è dura, diciamo pure che non ci passa un cavolo!!
Dopo aver rivisto Cimaposta, ho finalmente il piacere di conoscere Michele e di fugare uno dei miei tanti dubbi esistenziali:
“Ma senti, come si pronuncia il tuo nick? Vumic? Vmic? Viva Mic?...”
“Uh boh, non lo so nemmeno io...”. Ok, benvenuto tra noi dei “se no i xe mati, no li volemo”!
Alle 23:30' un briefing “incoraggiante”: ci informano che la temperatura alla Forcella è 0°C ma che il forte vento contribuirà a far percepire il tutto sottozero. Io, vestito già con il materiale da corsa e avviluppato nel mio felpone modello Omino Michelin sto tremando, non capisco se per il freddo (dentro al palaghiaccio si gela), la paura o la sana via di mezzo; mi guardo attorno e noto la prima, colossale differenza tra un Ultratrail e una Maratona. Nel secondo caso il popolo corridore è molto più variegato, dal top runner al tapascione improvvisato c'è tutta la casistica possibile e immaginabile ed uno sa perfettamente in quale settore dello spettro cromatico porsi.
C'erano una volta due amici che decisero un insano giorno (Andrea_Insane, ti pago un caffè per il copyright dell'aggettivo!) di iscriversi alla staffetta 2x45 della LUT, dando vita a quello che i posteri ricorderanno come il team “Dum spiro, spero” (e mai nome si rivelò più azzeccato).
Il pomeriggio del I° luglio, nell'ormai consueto parcheggio del Centro Commerciale di Verona Est, l'avventura ebbe inizio:
“Prendiamo la tua macchina Claudio. Hai il navigatore?” chiese un mumblico Fat.
“Tzè, non mi occorre il navigatore! Ho tutto memorizzato qui” rispose un ultrasicuro Sbarbi, dandosi ampie manate sulla fronte a sottolineare la perfetta padronanza della situazione.
I due OVVIAMENTE sbagliarono strada più volte, impiegando oltre 4 ore (delle 2 e mezza previste) per arrivare ad Auronzo...e se queste son le premesse, potete immaginare il resto!

Durante il viaggio il tempo è brutto, per tutta la notte Verona è stata scombussolata dai temporali ed anche ora fosche nubi addensano l'orizzonte, ma noi si ride e si scherza ed il tempo passa velocemente; passando per Longarone l'occhio non può non andare alla diga del Vajont, allo spaventoso pezzo mancante del monte Toc e ripensare con un po' di disagio a quella tragedia annunciata. La pioggia, il posto, un senso mai sopito di inadeguatezza mi incupiscono un po', ma la vista improvvisa di un arcobaleno riporta magicamente la serenità nella sbarbimobile:
“Buon segno!” mi dice il prode auriga e ne sono convinto anch'io.
Si arriva ad Auronzo, provvediamo al ritiro dei pettorali e delle formalità del controllo del materiale obbligatorio e ceniamo insieme ad Euge e ai suoi amici; mancano ancora qualche ora alla partenza ed ingannare il tempo stemperando la tensione è dura, diciamo pure che non ci passa un cavolo!!
Dopo aver rivisto Cimaposta, ho finalmente il piacere di conoscere Michele e di fugare uno dei miei tanti dubbi esistenziali:
“Ma senti, come si pronuncia il tuo nick? Vumic? Vmic? Viva Mic?...”
“Uh boh, non lo so nemmeno io...”. Ok, benvenuto tra noi dei “se no i xe mati, no li volemo”!
Alle 23:30' un briefing “incoraggiante”: ci informano che la temperatura alla Forcella è 0°C ma che il forte vento contribuirà a far percepire il tutto sottozero. Io, vestito già con il materiale da corsa e avviluppato nel mio felpone modello Omino Michelin sto tremando, non capisco se per il freddo (dentro al palaghiaccio si gela), la paura o la sana via di mezzo; mi guardo attorno e noto la prima, colossale differenza tra un Ultratrail e una Maratona. Nel secondo caso il popolo corridore è molto più variegato, dal top runner al tapascione improvvisato c'è tutta la casistica possibile e immaginabile ed uno sa perfettamente in quale settore dello spettro cromatico porsi.
Mi viene in mente la frase del film con M. Damon “The rounder”: se in una partita di poker non individui nel primo quarto d'ora chi è il pollo seduto al tuo tavolo, vuol dire che il pollo sei te.
Io è mezz'ora che mi guardo attorno cercando il mio pollo, il corridore più improbabile di me, il conforto mentale di trovare qualcuno che all'apparenza è peggio di me, ma è inutile. Inizio a sospettare di essere IO il pollo e che questa che sto vivendo non sia altro che la più clamorosa Fatcazzata del Secolo, ma ormai è tardi per tirarsi indietro, abbiamo pagato il biglietto per il Gran Ballo, la musica sta per iniziare e a sto punto si balla.

Minuti interminabili in gabbia, quegli istanti che precedono la partenza sembrano non finire mai, sino al countdown liberatorio “Meno 5..4..3..2..1..via!!!”.
Attraversiamo un Auronzo in festa, c’è davvero una partecipazione corale del paese e come sempre avviene con un pubblico plaudente, viene la voglia di spingere le gambe a manetta, ma c’è tempo per stancarsi, caaaaaaaalma Fat!, hai tutto il tempo, non fare minchiate!.
Ritmo di corsa controllata per i primi chilometri, alternando piccoli tratti asfaltati con altri bianchi della ciclabile, sino ad una deviazione intorno all’8° km: qui la salita inizia ad essere un po’ più convinta e mi metto al passo sostenuto, la strada è asfaltata, posso spegnere la frontale e godermi una stellata magnifica, di quelle che si possono godere solo in montagna.
Per un attimo il bosco si apre e davanti a noi si scorge la parete che a breve andremo ad affrontare: a notevole distanza si vedono già le luci dei primi che sono già in quota, pazzesco pensare a quali velocità stanno correndo, non sono umani.
Usciti dal bosco inizia il punto più impervio ed esposto al vento: fa freddo, decisamente freddo, ma non mi dà fastidio, io patisco il caldo afoso, mentre con temperature basse mi trovo decisamente più a mio agio; con un buon passo supero parecchie persone che avanzano più lentamente (del resto la maggior parte di loro si sta dosando per affrontare una distanza doppia della mia, quindi li comprendo benissimo), qualche pazzoide a metà salita si ferma a rifiatare: io penso che se solo mi azzardassi a fermarmi con questo vento gelato raffredderei irrimediabilmente le gambe e poi probabilmente non partirei più. Del resto io sono un vecchio mulo, su una parete adotto il vecchio metodo “testa bassa e camminare”, non mi ferma nessuno, quindi alla via così!
Quando il sentiero fa un tornante si può scorgere lontano nella valle un Auronzo illuminata e via via il serpentone illuminato dei corridori che risale lentamente: centinaia di lucine a spezzare il buio della notte e a confondersi con la luce delle stelle. Mi sento un puntolino minuscolo al cospetto dell'immensamente grande. Spettacolo! Puro spettacolo!
Arrivo alla Chiesetta degli Alpini (17,8 Km) senza quasi accorgermene e il ristoro del thè caldo è letteralmente preso d’assalto dai corridori infreddoliti: preferisco saltarlo a piè pari (del resto ho ancora intatte tutte le mie riserve idriche) per continuare a marciare controvento.
Nei pressi della forcella Lavaredo (quota 2.450m) le gambe iniziano a tremare, ma non per la fatica o la temperatura: di fronte a me il cielo stellato si interrompe mostrando un enorme massa scura, che ci sovrasta, ci domina.
Mi accorgo che sopra di me le cime ci stanno osservando maestose ed impressionanti: massimo rispetto per la montagna, scollino silenzioso quasi in punta di piedi per non disturbare i Giganti e mi getto nella discesa, non prima di essermi concesso una tavoletta di cioccolato per ricaricare le batterie.
Sì, Claudio, proprio quel cioccolato che lasciato dentro lo zaino durante il viaggio in autostrada è giunto ad Auronzo completamente fuso, liquefatto : stavo quasi per gettarlo in un cestino quando mi sono detto “Ma no, dai, magari con un po’ di fresco si risolidifica un po’!”. Ecco, siamo sottozero e il mio cioccolato è a dir poco granitico: me lo sgranocchio con avidità prima di tornare a correre.
Correre con la frontale è davvero divertente e la mia Petzl sarà pure costata un botto (teomat, non ti ringrazierò mai abbastanza per il suggerimento!), ma caspita illumina il sentiero a giorno.
Arrivo al ristoro del 30° km che sono le 5, ormai inizia a fare chiaro e la lampada non serve più: mangiucchio qualcosa, ricarico alla fontana la mia borraccia, ringrazio i fantastici volontari e mi butto per l’ultimo terzo di corsa.
Transito per il lago di Misurina per poi lasciarmi sorprendere dalla musica di un bosco che si sveglia: il vento che soffia tra le conifere, il gorgoglio di un ruscelletto, il cinguettio chiassoso di chi si alza dal nido ed osserva quel bipede curioso zampettare tra i guadi.
E' un momento "molto zen", un barlume di consapevolezza che mi fa sentire totalmente parte integrante della natura, indistinguibile perchè in totale connessione con essa.
Intorno al 40° Km il momento più difficile: la discesa tra i boschi è erta e le mie gambe iniziano a non essere più tanto ferme, la corsa non è fluida ed ogni passo diventa una piccola martellata sulle ginocchia, ma stringo i denti e cerco di non rallentare troppo.
Ho una gran voglia di dare il cambio a Claudio non tanto per finire la mia avventura, quanto perché non vedo l’ora che inizi la sua, che anche lui possa finalmente godere di questa magica corsa (la paura di non arrivare in tempo e di essere entrambi squalificati che avevo alla partenza, mi ha abbandonato ormai da parecchio).
Ho chiesto io di fare il turno notturno e Claudio ha accettato di buon grado, anche se non deve essere stato facile passare una notte insonne in attesa del cambio (solo Cimaposta credo abbia dormito come un pupo, anche troppo!).
E finalmente il bosco si dirada, la discesa si ammorbidisce in un pianoro e sento dietro quegli alberi la voce dello speaker che commenta i passaggi: è fatta!
Ultimi metri di corsa e al traguardo intermedio posso dare il 5 ed il cambio a Claudio, che scattante va incontro al suo destino glorioso!
Dopo una doccia bollente, un panino al salame in mano ed una bottiglia di birra gelata nell’altra, mi godo il sole caldo in compagnia di Euge ed Alessandro, chiudo gli occhi e con un sorriso beato mi convinco che quello appena vissuto non è stato un sogno, ma è pura realtà.
Torniamo ad Auronzo per applaudire insieme al mitico Franchino fresco reduce dalla Traslaval i veri protagonisti di questa giornata, tutti coloro che hanno percorso in lungo e in largo (in alto e in basso!) questi 90 Km: li osservo con ammirazione e profondo rispetto, applaudendoli e riflettendo che io, mai e poi mai, mi azzarderò a tentare un’impresa simile.
Ma il “mai e poi mai” di ieri è già il “probabilmente mai” di oggi e sospetto diventerà il “forse” di domani.
Ma questa è un’altra storia…
Io è mezz'ora che mi guardo attorno cercando il mio pollo, il corridore più improbabile di me, il conforto mentale di trovare qualcuno che all'apparenza è peggio di me, ma è inutile. Inizio a sospettare di essere IO il pollo e che questa che sto vivendo non sia altro che la più clamorosa Fatcazzata del Secolo, ma ormai è tardi per tirarsi indietro, abbiamo pagato il biglietto per il Gran Ballo, la musica sta per iniziare e a sto punto si balla.
Minuti interminabili in gabbia, quegli istanti che precedono la partenza sembrano non finire mai, sino al countdown liberatorio “Meno 5..4..3..2..1..via!!!”.
Attraversiamo un Auronzo in festa, c’è davvero una partecipazione corale del paese e come sempre avviene con un pubblico plaudente, viene la voglia di spingere le gambe a manetta, ma c’è tempo per stancarsi, caaaaaaaalma Fat!, hai tutto il tempo, non fare minchiate!.
Ritmo di corsa controllata per i primi chilometri, alternando piccoli tratti asfaltati con altri bianchi della ciclabile, sino ad una deviazione intorno all’8° km: qui la salita inizia ad essere un po’ più convinta e mi metto al passo sostenuto, la strada è asfaltata, posso spegnere la frontale e godermi una stellata magnifica, di quelle che si possono godere solo in montagna.
Per un attimo il bosco si apre e davanti a noi si scorge la parete che a breve andremo ad affrontare: a notevole distanza si vedono già le luci dei primi che sono già in quota, pazzesco pensare a quali velocità stanno correndo, non sono umani.
Usciti dal bosco inizia il punto più impervio ed esposto al vento: fa freddo, decisamente freddo, ma non mi dà fastidio, io patisco il caldo afoso, mentre con temperature basse mi trovo decisamente più a mio agio; con un buon passo supero parecchie persone che avanzano più lentamente (del resto la maggior parte di loro si sta dosando per affrontare una distanza doppia della mia, quindi li comprendo benissimo), qualche pazzoide a metà salita si ferma a rifiatare: io penso che se solo mi azzardassi a fermarmi con questo vento gelato raffredderei irrimediabilmente le gambe e poi probabilmente non partirei più. Del resto io sono un vecchio mulo, su una parete adotto il vecchio metodo “testa bassa e camminare”, non mi ferma nessuno, quindi alla via così!
Quando il sentiero fa un tornante si può scorgere lontano nella valle un Auronzo illuminata e via via il serpentone illuminato dei corridori che risale lentamente: centinaia di lucine a spezzare il buio della notte e a confondersi con la luce delle stelle. Mi sento un puntolino minuscolo al cospetto dell'immensamente grande. Spettacolo! Puro spettacolo!
Arrivo alla Chiesetta degli Alpini (17,8 Km) senza quasi accorgermene e il ristoro del thè caldo è letteralmente preso d’assalto dai corridori infreddoliti: preferisco saltarlo a piè pari (del resto ho ancora intatte tutte le mie riserve idriche) per continuare a marciare controvento.
Nei pressi della forcella Lavaredo (quota 2.450m) le gambe iniziano a tremare, ma non per la fatica o la temperatura: di fronte a me il cielo stellato si interrompe mostrando un enorme massa scura, che ci sovrasta, ci domina.
Mi accorgo che sopra di me le cime ci stanno osservando maestose ed impressionanti: massimo rispetto per la montagna, scollino silenzioso quasi in punta di piedi per non disturbare i Giganti e mi getto nella discesa, non prima di essermi concesso una tavoletta di cioccolato per ricaricare le batterie.
Sì, Claudio, proprio quel cioccolato che lasciato dentro lo zaino durante il viaggio in autostrada è giunto ad Auronzo completamente fuso, liquefatto : stavo quasi per gettarlo in un cestino quando mi sono detto “Ma no, dai, magari con un po’ di fresco si risolidifica un po’!”. Ecco, siamo sottozero e il mio cioccolato è a dir poco granitico: me lo sgranocchio con avidità prima di tornare a correre.
Correre con la frontale è davvero divertente e la mia Petzl sarà pure costata un botto (teomat, non ti ringrazierò mai abbastanza per il suggerimento!), ma caspita illumina il sentiero a giorno.
Arrivo al ristoro del 30° km che sono le 5, ormai inizia a fare chiaro e la lampada non serve più: mangiucchio qualcosa, ricarico alla fontana la mia borraccia, ringrazio i fantastici volontari e mi butto per l’ultimo terzo di corsa.
Transito per il lago di Misurina per poi lasciarmi sorprendere dalla musica di un bosco che si sveglia: il vento che soffia tra le conifere, il gorgoglio di un ruscelletto, il cinguettio chiassoso di chi si alza dal nido ed osserva quel bipede curioso zampettare tra i guadi.
E' un momento "molto zen", un barlume di consapevolezza che mi fa sentire totalmente parte integrante della natura, indistinguibile perchè in totale connessione con essa.
Intorno al 40° Km il momento più difficile: la discesa tra i boschi è erta e le mie gambe iniziano a non essere più tanto ferme, la corsa non è fluida ed ogni passo diventa una piccola martellata sulle ginocchia, ma stringo i denti e cerco di non rallentare troppo.
Ho una gran voglia di dare il cambio a Claudio non tanto per finire la mia avventura, quanto perché non vedo l’ora che inizi la sua, che anche lui possa finalmente godere di questa magica corsa (la paura di non arrivare in tempo e di essere entrambi squalificati che avevo alla partenza, mi ha abbandonato ormai da parecchio).
Ho chiesto io di fare il turno notturno e Claudio ha accettato di buon grado, anche se non deve essere stato facile passare una notte insonne in attesa del cambio (solo Cimaposta credo abbia dormito come un pupo, anche troppo!).
E finalmente il bosco si dirada, la discesa si ammorbidisce in un pianoro e sento dietro quegli alberi la voce dello speaker che commenta i passaggi: è fatta!
Ultimi metri di corsa e al traguardo intermedio posso dare il 5 ed il cambio a Claudio, che scattante va incontro al suo destino glorioso!
Dopo una doccia bollente, un panino al salame in mano ed una bottiglia di birra gelata nell’altra, mi godo il sole caldo in compagnia di Euge ed Alessandro, chiudo gli occhi e con un sorriso beato mi convinco che quello appena vissuto non è stato un sogno, ma è pura realtà.
Torniamo ad Auronzo per applaudire insieme al mitico Franchino fresco reduce dalla Traslaval i veri protagonisti di questa giornata, tutti coloro che hanno percorso in lungo e in largo (in alto e in basso!) questi 90 Km: li osservo con ammirazione e profondo rispetto, applaudendoli e riflettendo che io, mai e poi mai, mi azzarderò a tentare un’impresa simile.
Ma il “mai e poi mai” di ieri è già il “probabilmente mai” di oggi e sospetto diventerà il “forse” di domani.
Ma questa è un’altra storia…
18 commenti:
nella vita l'intelligenza non basta mai, diceva mio nonno, figurati in rete, aggiungo io!
peccato marcè, ma in fondo mi basta sapere che il tuo viaggio continua a prescindere... ecco: magari dacci conferma di questo, quando ti va.... ;)
Bella Fat!!! Che piacere rileggerti!! Io mi chiedo:" ma xkè sentirsi in obbligo verso il blog?" Se hai voglia scrivi, se non hai voglia non farlo..:-D
A me sta succedendo la stessa cosa con la lettura..che dire...la prendo con filosofia! :-D
Bel racconto..che non sia l'ultimo però!!
Sei un grande! Fa piacere rileggere le tue gesta.
Se chiudi da domani hai un non lettore in +
Il prossimo anno con o senza blog ti voglio al Cantinone.
grande fat bella impresa.....e bel post ......prenditi un attimo di blogriposo e poi torna tra noi....pero' deve essere un divertimento non un obbligo
Peccato.
Ma se cio' e' quello che senti in cuore di dover fare, cosi' sia (amen non mi viene...).
Ad ogni modo se ogni tanto busserai a qualche blog, sarai il benvenuto, magari sperando che la tua si porta si riapra...
Bellissimo post, sperando non sia l'ultimo. Del resto l'ultimo post è come l'ultima sigaretta, è sempre il migliore.
Per cui, perchè non concedersi un altro ultimo post? E poi un altro ancora? E poi un altro ancora?
Io ti auguro di tornare alla prima o poi alla LUT, e di correre quell'ultimo rettilineo... ;-)
Non te la cavi con un caffè,rimani dei nostri e non rompere perchè ti costerebbe troppo pagarmi i diritti per l'uso del termine "insano"... :D
Complimenti Fat,che impresa!!! ;)
va dove ti porta il cuore ...
ammazza Fat se ne hai fatte di cose, ma non puoi pensare di tornare, scrivere un poema e cavartela :-)))
Vabbè
FAT è vivo, evviva FAT!!!
Non é fondamentale che tu continui a scrivere, ci mancherebbe, ma che le tue passioni non si spengano e che le tue corse vadano avanti
FINALMENTE RILEGGO UNO DEI MIGLIORI BLOGGHER IN CIRCOLAZIONE! BRESS FANZINE FOR DUM SPIRO SPERO
Marcello, è forte chi lavora senza tanto parlare, non chi solo parla e scrive....
;)
... FAT non Pugnett... ;-)
Beh Fat, di sicuro ci hai regalato una perla postando il tuo racconto.. tutto il resto è noia
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Non so come mai ma mi ero perso questo arrivederci perchè di addio non se ne parla. Come pseudo ultimo post non potevi farne uno migliore.
In attesa di tue nuove ti saluto :-)
SPIIIIRITO DI FATDADDY...DACCI UN SEGNO!!!SPIIIIRITO DI FATDADDY...TORNA A POSTARE NEL BLOG!!!
:-)
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