mercoledì 6 luglio 2011

Il blog è morto. Evviva il blog.




Che il mio blog non godesse di buona salute lo si era intuito ormai da tempo, è un impegno che faccio fatica a riprendere, un giocattolo che ora come ora non mi diverte più.
Seguo la corrente dei pensieri, senza aspettative, forse un giorno riprenderò famelico a dar sfogo alla mia logorrea, forse prevarrà il silenzio di tutte queste ultime settimane, non lo so, ho smesso di pormi domande.
Ma se il blog tace, io dalla maratona di Treviso non ho certo smesso di correre: da allora mi son dato al trail con la partecipazione alla Traversata dei Colli Euganei, al notturno del Fornacione, all'ultima staffetta LUT...e a ben pensarci non mi va che quella che può essere l'ultima pagina del mio blog sia dedicata all'amarezza di una maratona finita male, quindi vorrei regalarvi/regalarmi la cronaca dell'ultima, magica corsa...





Fatemi cominciare con un “Grazie Frà!!!”, perchè se oggi mi crogiolo nel ricordo di una tra le più magiche notti vissute, il merito/colpa è anche e soprattutto di Alberto: io sabato ci avrò messo anche le gambe, ma lui in queste settimane di preparazione mi è stato sempre accanto con tabelle personalizzate, consigli, incoraggiamenti ed una totale (e a mio avviso del tutto ingiustificata) fiducia nelle mie capacità. Mi ha spronato, cazziato, spaventato, incoraggiato, sopportato ed obbligato a pasteggiare per due mesi a “pane e collinari”, ma direi che tanta pazienza e perseveranza a qualcosa sono serviti! Lui, Teomat, Gaby, Alvin e tutti gli altri trailer che uniscono alle doti atletiche anche il dono di saper raccontare le corse sui monti mi hanno sempre fatto sognare ad occhi aperti, assaporando ogni loro riga scritta come se fosse la Favola della Buonanotte: ancora faccio fatica a rendermi conto che quella magnifica Fiaba ho iniziato pian piano a scriverla anch'io.
C'erano una volta due amici che decisero un insano giorno (Andrea_Insane, ti pago un caffè per il copyright dell'aggettivo!) di iscriversi alla staffetta 2x45 della LUT, dando vita a quello che i posteri ricorderanno come il team “Dum spiro, spero” (e mai nome si rivelò più azzeccato).
Il pomeriggio del I° luglio, nell'ormai consueto parcheggio del Centro Commerciale di Verona Est, l'avventura ebbe inizio:
“Prendiamo la tua macchina Claudio. Hai il navigatore?” chiese un mumblico Fat.
“Tzè, non mi occorre il navigatore! Ho tutto memorizzato qui” rispose un ultrasicuro Sbarbi, dandosi ampie manate sulla fronte a sottolineare la perfetta padronanza della situazione.
I due OVVIAMENTE sbagliarono strada più volte, impiegando oltre 4 ore (delle 2 e mezza previste) per arrivare ad Auronzo...e se queste son le premesse, potete immaginare il resto!

Durante il viaggio il tempo è brutto, per tutta la notte Verona è stata scombussolata dai temporali ed anche ora fosche nubi addensano l'orizzonte, ma noi si ride e si scherza ed il tempo passa velocemente; passando per Longarone l'occhio non può non andare alla diga del Vajont, allo spaventoso pezzo mancante del monte Toc e ripensare con un po' di disagio a quella tragedia annunciata. La pioggia, il posto, un senso mai sopito di inadeguatezza mi incupiscono un po', ma la vista improvvisa di un arcobaleno riporta magicamente la serenità nella sbarbimobile:
“Buon segno!” mi dice il prode auriga e ne sono convinto anch'io.
Si arriva ad Auronzo, provvediamo al ritiro dei pettorali e delle formalità del controllo del materiale obbligatorio e ceniamo insieme ad Euge e ai suoi amici; mancano ancora qualche ora alla partenza ed ingannare il tempo stemperando la tensione è dura, diciamo pure che non ci passa un cavolo!!
Dopo aver rivisto Cimaposta, ho finalmente il piacere di conoscere Michele e di fugare uno dei miei tanti dubbi esistenziali:
“Ma senti, come si pronuncia il tuo nick? Vumic? Vmic? Viva Mic?...”
“Uh boh, non lo so nemmeno io...”. Ok, benvenuto tra noi dei “se no i xe mati, no li volemo”!

Alle 23:30' un briefing “incoraggiante”: ci informano che la temperatura alla Forcella è 0°C ma che il forte vento contribuirà a far percepire il tutto sottozero. Io, vestito già con il materiale da corsa e avviluppato nel mio felpone modello Omino Michelin sto tremando, non capisco se per il freddo (dentro al palaghiaccio si gela), la paura o la sana via di mezzo; mi guardo attorno e noto la prima, colossale differenza tra un Ultratrail e una Maratona. Nel secondo caso il popolo corridore è molto più variegato, dal top runner al tapascione improvvisato c'è tutta la casistica possibile e immaginabile ed uno sa perfettamente in quale settore dello spettro cromatico porsi.



Mi viene in mente la frase del film con M. Damon “The rounder”: se in una partita di poker non individui nel primo quarto d'ora chi è il pollo seduto al tuo tavolo, vuol dire che il pollo sei te.
Io è mezz'ora che mi guardo attorno cercando il mio pollo, il corridore più improbabile di me, il conforto mentale di trovare qualcuno che all'apparenza è peggio di me, ma è inutile. Inizio a sospettare di essere IO il pollo e che questa che sto vivendo non sia altro che la più clamorosa Fatcazzata del Secolo, ma ormai è tardi per tirarsi indietro, abbiamo pagato il biglietto per il Gran Ballo, la musica sta per iniziare e a sto punto si balla.

Minuti interminabili in gabbia, quegli istanti che precedono la partenza sembrano non finire mai, sino al countdown liberatorio “Meno 5..4..3..2..1..via!!!”.
Attraversiamo un Auronzo in festa, c’è davvero una partecipazione corale del paese e come sempre avviene con un pubblico plaudente, viene la voglia di spingere le gambe a manetta, ma c’è tempo per stancarsi, caaaaaaaalma Fat!, hai tutto il tempo, non fare minchiate!.
Ritmo di corsa controllata per i primi chilometri, alternando piccoli tratti asfaltati con altri bianchi della ciclabile, sino ad una deviazione intorno all’8° km: qui la salita inizia ad essere un po’ più convinta e mi metto al passo sostenuto, la strada è asfaltata, posso spegnere la frontale e godermi una stellata magnifica, di quelle che si possono godere solo in montagna.
Per un attimo il bosco si apre e davanti a noi si scorge la parete che a breve andremo ad affrontare: a notevole distanza si vedono già le luci dei primi che sono già in quota, pazzesco pensare a quali velocità stanno correndo, non sono umani.
Usciti dal bosco inizia il punto più impervio ed esposto al vento: fa freddo, decisamente freddo, ma non mi dà fastidio, io patisco il caldo afoso, mentre con temperature basse mi trovo decisamente più a mio agio; con un buon passo supero parecchie persone che avanzano più lentamente (del resto la maggior parte di loro si sta dosando per affrontare una distanza doppia della mia, quindi li comprendo benissimo), qualche pazzoide a metà salita si ferma a rifiatare: io penso che se solo mi azzardassi a fermarmi con questo vento gelato raffredderei irrimediabilmente le gambe e poi probabilmente non partirei più. Del resto io sono un vecchio mulo, su una parete adotto il vecchio metodo “testa bassa e camminare”, non mi ferma nessuno, quindi alla via così!
Quando il sentiero fa un tornante si può scorgere lontano nella valle un Auronzo illuminata e via via il serpentone illuminato dei corridori che risale lentamente: centinaia di lucine a spezzare il buio della notte e a confondersi con la luce delle stelle. Mi sento un puntolino minuscolo al cospetto dell'immensamente grande. Spettacolo! Puro spettacolo!
Arrivo alla Chiesetta degli Alpini (17,8 Km) senza quasi accorgermene e il ristoro del thè caldo è letteralmente preso d’assalto dai corridori infreddoliti: preferisco saltarlo a piè pari (del resto ho ancora intatte tutte le mie riserve idriche) per continuare a marciare controvento.
Nei pressi della forcella Lavaredo (quota 2.450m) le gambe iniziano a tremare, ma non per la fatica o la temperatura: di fronte a me il cielo stellato si interrompe mostrando un enorme massa scura, che ci sovrasta, ci domina.
Mi accorgo che sopra di me le cime ci stanno osservando maestose ed impressionanti: massimo rispetto per la montagna, scollino silenzioso quasi in punta di piedi per non disturbare i Giganti e mi getto nella discesa, non prima di essermi concesso una tavoletta di cioccolato per ricaricare le batterie.
Sì, Claudio, proprio quel cioccolato che lasciato dentro lo zaino durante il viaggio in autostrada è giunto ad Auronzo completamente fuso, liquefatto : stavo quasi per gettarlo in un cestino quando mi sono detto “Ma no, dai, magari con un po’ di fresco si risolidifica un po’!”. Ecco, siamo sottozero e il mio cioccolato è a dir poco granitico: me lo sgranocchio con avidità prima di tornare a correre.
Correre con la frontale è davvero divertente e la mia Petzl sarà pure costata un botto (teomat, non ti ringrazierò mai abbastanza per il suggerimento!), ma caspita illumina il sentiero a giorno.
Arrivo al ristoro del 30° km che sono le 5, ormai inizia a fare chiaro e la lampada non serve più: mangiucchio qualcosa, ricarico alla fontana la mia borraccia, ringrazio i fantastici volontari e mi butto per l’ultimo terzo di corsa.

Transito per il lago di Misurina per poi lasciarmi sorprendere dalla musica di un bosco che si sveglia: il vento che soffia tra le conifere, il gorgoglio di un ruscelletto, il cinguettio chiassoso di chi si alza dal nido ed osserva quel bipede curioso zampettare tra i guadi.
E' un momento "molto zen", un barlume di consapevolezza che mi fa sentire totalmente parte integrante della natura, indistinguibile perchè in totale connessione con essa.
Intorno al 40° Km il momento più difficile: la discesa tra i boschi è erta e le mie gambe iniziano a non essere più tanto ferme, la corsa non è fluida ed ogni passo diventa una piccola martellata sulle ginocchia, ma stringo i denti e cerco di non rallentare troppo.
Ho una gran voglia di dare il cambio a Claudio non tanto per finire la mia avventura, quanto perché non vedo l’ora che inizi la sua, che anche lui possa finalmente godere di questa magica corsa (la paura di non arrivare in tempo e di essere entrambi squalificati che avevo alla partenza, mi ha abbandonato ormai da parecchio).
Ho chiesto io di fare il turno notturno e Claudio ha accettato di buon grado, anche se non deve essere stato facile passare una notte insonne in attesa del cambio (solo Cimaposta credo abbia dormito come un pupo, anche troppo!).
E finalmente il bosco si dirada, la discesa si ammorbidisce in un pianoro e sento dietro quegli alberi la voce dello speaker che commenta i passaggi: è fatta!
Ultimi metri di corsa e al traguardo intermedio posso dare il 5 ed il cambio a Claudio, che scattante va incontro al suo destino glorioso!

Dopo una doccia bollente, un panino al salame in mano ed una bottiglia di birra gelata nell’altra, mi godo il sole caldo in compagnia di Euge ed Alessandro, chiudo gli occhi e con un sorriso beato mi convinco che quello appena vissuto non è stato un sogno, ma è pura realtà.
Torniamo ad Auronzo per applaudire insieme al mitico Franchino fresco reduce dalla Traslaval i veri protagonisti di questa giornata, tutti coloro che hanno percorso in lungo e in largo (in alto e in basso!) questi 90 Km: li osservo con ammirazione e profondo rispetto, applaudendoli e riflettendo che io, mai e poi mai, mi azzarderò a tentare un’impresa simile.
Ma il “mai e poi mai” di ieri è già il “probabilmente mai” di oggi e sospetto diventerà il “forse” di domani.
Ma questa è un’altra storia…

lunedì 28 marzo 2011

Amaramara


So ya Thought ya Might like to Go to the show. To feel that warm thrill of confusion, That space cadet glow. I've got some bad news for you sunshine, FAT isn't well, he stayed back at the hotel And they sent us along as a surrogate band We're gonna find out where you folks really stand.

Amarezza. Tanta amarezza. Troppa amarezza, davvero troppa, faccio fatica a gestirla: so che verrà il momento in cui riuscirò a filtrare le emozioni negative da quelle positive, osservando con più attenzione il rovescio di questa medaglia (vedasi foto), adesso mi è quasi improponibile. La mia gara finisce esattamente dopo 22 Km condotti regolarissimi, sotto l’ala protettrice di Alvin, in costante contatto visivo dei pacer delle 3h 30’: un dolore acuto, lancinante, come un chiodo piantato nel ginocchio ed eccomi lì, steso a terra, incapace di rialzarmi. Alvin smette i panni di pacer ed indossa prontamente quelli di crocerossino, rapido nel alternare sostegno fisico a quello morale: dopo qualche minuto riprovo a correre, sembra passato tutto, ma dopo un po' si ripresenta lo stesso dolore e a quel punto è resa totale, incondizionata. La testa tra le mani non riesco a trattenere le lacrime e mi lascio andare ad un pianto dirotto, non tanto per la sofferenza fisica, quanto per il rendermi conto che tutti i sacrifici fatti per arrivare a questo appuntamento sono stati vani. Da quel momento la gara cessa di essere gara e diventa una parodia tragicomica della via crucis: due o tre km di corsetta tapasciona e poi sosta per dolori al ginocchio, poi altri due o tre km e nuovo stop. Così fino al 30° Km quando per la prima volta in vita mia provo l’ebbrezza dei crampi, rendendo se non altro più variegato questo mio penoso trascinarmi al traguardo, con Alvin che ormai, con pazienza certosina, è pronto ad ogni mio inconveniente “Cosa abbiamo ora, dolore al ginocchio? Crampi? Gravidanza isterica?” Più volte ho pensato seriamente al ritiro, mai come in questa occasione ho osservato i pullman del Servizio Scopa con bramosia: se non l’ho fatto non è certo merito mio, ma dell’Angelo Custode con cui ho avuto la fortuna ed il privilegio raro di condividere questi momenti: ad un certo punto mi sono reso conto che l’unico senso che questa giornata poteva avere era di arrivare comunque al traguardo, non tanto per lenire il mio sciocco orgoglio ferito, quanto perché volevo a tutti i costi concludere questa lenta agonia con un Amico al mio fianco.

Grazie Alvin.

giovedì 24 marzo 2011

La Lepre e la Tartaruga

La Lepre: “Ultimi 10 km in pausa pranzo per regolare il passo…Primi 3 pendolando ma gli altri pietrificati sui 4:53! Domenica a Treviso non vai a correre una maratona, vai a vincere la tua battaglia! Hanno messo probabili piovaschi, figlio di puttana di un Giove Pluvio, non sa ancora con chi avrà a che fare!”
La Tartaruga: “Ed io sono ufficialmente uscito dalla fase mentale di scazzo e sono motivato, agguerrito e velenoso come la cicuta. Vado a Treviso a fare il culo ai passeri!”
La Lepre: “Ottimo, le passere quindi me le becco io!”

Dopo questo scambio di messaggi dall’alto contenuto tecnico e dopo la visione del look di Alvin, sento in cuor mio di aver fatto una scelta intelligente nell’affidarmi a lui come Pacer Personale!

Se a questa considerazione aggiungiamo che il contestuale “Taglio Unghie dei Piedi + Taglio Capelli + Ceretta” mi ha fatto perdere almeno 1Kg (pari a 3” al km nel ritmo gara), direi proprio che il muro delle 3h e 30’ lo abbatto con un sonoro peto!

venerdì 4 marzo 2011

L'ultimo lungo


E anche l’ultimo lungo ce lo siamo portati a casa, impacchettato e messo in archivio. Ora mi accoccolo mentalmente al pensiero che quel che si poteva e si doveva fare per la maratona di Treviso è stato fatto ed ormai non resta che gestire al meglio queste ultime tre settimane per poi andarsela a giocare nella terra del Prosecco.
La sveglia ad orari fatdaddici (3h 45’) non mi spaventa più di tanto, sorrido al pensiero che se voglio correre la prima tappa della staffetta LUT (partenza a mezzanotte) non mi devo spaventare ad iniziare a correre alle 4 (del resto, non è mica la prima volta): sono motivato, fisicamente molto stanco dalla settimana lavorativa davvero impegnativa, ma la testa fa il suo sporco dovere e mi porto a casa 31k abbastanza allegri, con l’ultimo chilometro fatto a 4’ 47” in onore a Tergat!

Nel frattempo è stata ufficializzata l’iscrizione alla staffetta LUT: la squadra “Dum spiro spero” di Claudio “Sbarbi” Sabattoli e Marcello “Fatdaddy” Buzio cercherà di non perdersi tra i monti e riuscire a tornare dalle rispettive famiglie il più interi possibile!

martedì 1 marzo 2011

Fatbullshit of the year 2011


...che se devo sognare, preferisco sognare in grande!

lunedì 21 febbraio 2011

Maratona di Verona 2011


Un bellissimo weekend all’insegna di incontri vecchi e nuovi, di molte chiacchere e tantissime risate: tra forumisti e blogger ho rivisto e conosciuto tante di quelle persone che a far l’elenco dimenticherei sicuramente qualcuno.
E tra tante ghignate son riuscito anche a correre la maratona allenamento che non avrei sperato nelle più rosee previsioni (considerato che il giovedì mattina stavo smaltendo l’ennesima influenza), centrando l’obiettivo che mi ero prefissato sulla carta.
Fiero dei miei "Baffi da Maratona" ed insieme ad altri tre amici di Runningforum (che condividono la mia stessa strategia di gara/allenamento) percorro i primi 7-8 Km in totale relax, ad un’andatura che risulterebbe problematico fare più lentamente; transito al 10° Km in un’ora abbondante e da lì cambio il ritmo e mi preparo a correre il Lunghissimo all’andatura prestabilita (5’ 15”, secondo più, secondo meno…).
Il passaggio alla mezza in 2h nette ci lascia un po’ perplessi, visto che contavamo di raggiungere i pacer delle 4h in questa parte della gara: scopriamo che sono a 5’ di distanza e che stanno conducendo una gara a dir poco scriteriata.
Il punto più brutto e sofferto della gara è il solito, famigerato Lungadige che da Parona riporta in città, 4-5 Km in pieno vento: ho il terrore di un colpo di freddo, visto e considerato anche che (non so in base a quale stupiderrimo ragionamento!) ho avuto la brillantissima idea di mangiare un pezzo di banana gelata al 15° Km e che da allora questa risiede stabilmente alla bocca del mio stomaco, minimamente intezionata a smuoversi da lì.
Dal ristoro del 20° inizio a bere sorsi di thè caldo provvidenziale e così facendo tengo a bada la pancia, scongiurando inopportuni malesseri.
Il rientro in città mi appaga: queste sono le vie che percorro ogni mattina nelle mie corse solitarie, e correre tra i monumenti di Verona e sentire il calore delle persone rende tutto più facile.
Al 33° Km perdo il primo compagno di avventura, verso il 35° anche il secondo: è in questo punto (incredibile!) che raggiungiamo i pacer delle 4h, in anticipo di una decina di minuti sulla loro tabella di marcia. Non oso pensare agli improperi raccolti da coloro che sono saltati per aria cercando di stargli dietro…bah!
Proseguo in solitaria, il ritmo regolare, le gambe stanche ma non distrutte, davvero tutto facile e senza problemi.
Gli ultimi chilometri si percorrono le vie strette del centro storico, con i cubetti di porfido resi scivolosi dalla pioggia, fino all’ingresso in Arena, l’uscita nella maestosa Brà e gli ultimi metri percorsi applaudendo un gruppo di ragazzi che mi precede e che hanno condotto l’intera gara spingendo la carrozzina di un ragazzo tetraplegico, il cui volto è l’immagine di una felicità incontenibile. Impossibile non commuoversi: i miei occhi lucidi sono per lui, non tanto per la mia ottava medaglia da finisher, che archivio comunque con un soddisfacente 3h 51’ 51”.

martedì 15 febbraio 2011

Fulminei: o ci si nasce o lo si diventa


Illustrissimo Capitano Bress,
con la presente sono a rinnovarLe anche per quest’anno formale domanda di reclutamento presso la ciurma del Suo galeone.
Come già nel fallito tentativo del 2010, prerequisito fondamentale affinchè io mi senta degno di indossare la gialla canotta fulminea sarà la conquista di un tempo maratonico sotto le 3h 30’; non mi sentirei di issare sul mio petto il giallo vessillo con un risultato inferiore a quello dichiarato.
In attesa di un felice riscontro (nella battaglia che avrà luogo nel mare trevigiano, all’alba del 27 marzo prossimo venturo), allego alla presente copia di una mia fototessera dalla quale è facile evincere la mia determinazione e lo sguardo agguerrito proteso a soddisfare la sete di nuove vittorie.
In fede, mi fregio di considerarmi servo Vostro,
mozzo Fat